Intelligenza artificiale e intelligenza umana: un confronto nello spazio
All’Artificial Intelligence Forum supportato da iNEST, Amalia Ercoli-Finzi ha ripercorso la missione Rosetta e il ruolo dell’umano nell’era dei dati
«Pur essendo alla frontiera della conoscenza, il settore aerospaziale è molto conservativo e cauto di fronte all’utilizzo dell’intelligenza artificiale: di fronte all’ignoto e alla complessità, l’intelligenza umana domina, progetta, elabora, e l’umanità esprime il meglio di se stessa nelle sfide più complesse». Queste le parole di Amalia Ercoli-Finzi, che ha dialogato con il Prof. Gianluigi Rozza, coordinatore dello Spoke 9 di iNEST, nel corso dell’incontro IA e spazio: l’umano al centro dell’esplorazione, uno degli appuntamenti della seconda edizione dell’Artificial Intelligence Forum di Tavagnacco, supportato da iNEST e tenutosi dal 17 al 19 ottobre 2025.
Prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica (quando ancora la facoltà di ingegneria aerospaziale non esisteva), già professoressa del Politecnico di Milano e consulente scientifica di NASA, ESA e ASI, Amalia Ercoli-Finzi ha ripercorso la sua esperienza nella missione Rosetta (2004–2016), mettendo in luce un punto centrale: il ruolo dell’umano nella catena della conoscenza, soprattutto quando tecnologia, dati e consapevolezza devono operare insieme per comprendere fenomeni complessi.
Rosetta, lo spazio e l’ingegno umano
Tra ricordi personali ed episodi dietro le quinte, Amalia Ercoli-Finzi ha raccontato le fasi cruciali della missione Rosetta e del lander Philae, descrivendo con vividezza la tensione, le attese e le decisioni prese in condizioni di incertezza. Ha immaginato, con uno sguardo rivolto al presente, come l’intelligenza artificiale avrebbe potuto supportare la missione, soprattutto nei compiti più ripetitivi e dispendiosi dal punto di vista cognitivo.
Ricorda, per esempio, le migliaia di immagini analizzate manualmente alla ricerca di uno strumento andato perduto dopo un malfunzionamento di Philae in fase di atterraggio sulla cometa 67P. Un lavoro lungo e complesso, che oggi potrebbe essere affidato ad algoritmi di riconoscimento automatico. «L’IA lavora in modo completamente diverso dall’intelligenza naturale» ha spiegato l’ingegnera. «Non usa le equazioni come un essere umano, ma prende l’essenza dei dati e da questi trae delle considerazioni». Parole che invitano a riflettere su un punto cruciale dell’uso dell’intelligenza artificiale: non tanto ciò che fa, ma come lo fa.
Per Amalia Ercoli-Finzi, il valore dell’IA non consiste nel rimpiazzare l’umano, ma nel potenziarne le capacità, sollevandolo dai compiti meccanici e lasciandogli la responsabilità delle scelte strategiche. In questo senso, la lezione di Rosetta diventa un monito per il futuro della ricerca e della simulazione scientifica: la tecnologia non deve oscurare la dimensione umana, bensì amplificarla. E soprattutto, l’intelligenza artificiale non è affatto neutrale: come ricorda l’ingegnera, «nella conclusione che l’IA tira fuori sono contenuti tutti i nostri pregiudizi».
Dall’esplorazione spaziale ai gemelli digitali: l’IA a supporto dell’intelligenza umana
Le riflessioni di Amalia Ercoli-Finzi entrano in risonanza diretta con il lavoro dello Spoke 9 di iNEST, volto a sviluppare modelli matematici, strumenti computazionali e tecnologie di apprendimento automatico capaci di affiancare l’essere umano nella comprensione e gestione dei sistemi complessi: dall’ingegneria alla medicina, dall’ambiente alle infrastrutture.
I gemelli digitali richiedono simulazioni, algoritmi e capacità predittive sempre più evolute. Ma, come insegna Amalia Ercoli-Finzi, rimane essenziale garantire alcuni aspetti fondamentali: trasparenza dei modelli, supervisione umana, consapevolezza dei bias incorporati nei dati e responsabilità nelle decisioni.
Anche nel contesto dello Spoke 9, pertanto, è cruciale promuovere strumenti che integrino IA e modellazione fisica mantenendo l’umano al centro del processo di comprensione e scelta.
